Questa settimana l’AI ha presentato il conto sull’ambiente, sui programmatori junior, sui medici incerti e sui manager che dichiarano formazione senza farla.
🌊 L’AI beve quanta acqua bevono 1,3 miliardi di persone
I data center che alimentano l’intelligenza artificiale consumeranno 945 terawattora di elettricità entro il 2030, quasi il triplo del consumo annuo combinato di Pakistan, Bangladesh e Nigeria. La loro impronta idrica raggiungerà 9.300 miliardi di litri, equivalenti al fabbisogno domestico annuo di tutta la popolazione dell’Africa subsahariana. L’impronta fondiaria supererà 14.500 chilometri quadrati, circa il doppio dell’area metropolitana di Giacarta.
Il rapporto dell’Università delle Nazioni Unite (UNU-INWEH), pubblicato il 3 giugno, aggiunge un dato che ribalta le narrative sul “cloud verde”: solo il 10-20% dell’energia AI va all’addestramento dei modelli. L’80-90% è consumato dall’inferenza, cioè dall’uso quotidiano. ChatGPT elabora circa 2,5 miliardi di query al giorno, traducendosi in circa 383 GWh annui per un solo prodotto. Il paradosso: i modelli diventano più efficienti, ma l’uso cresce più in fretta dell’efficienza. E il 90% della capacità AI specializzata è concentrata in due paesi.
Un promemoria utile prima di generare il prossimo video AI in HD… inutile
Fonte: UNU-INWEH, 3 giugno 2026, inglese — link
🤖 Anthropic: l’80% del proprio codice ora lo scrive Claude
In un rapporto pubblicato questa settimana, Anthropic rivela che oltre l’80% del codice integrato nel loro codebase di produzione è scritto da Claude, non dagli ingegneri umani. Un tipico ingegnere integra oggi otto volte più codice al giorno rispetto al 2024, anche se Anthropic stessa ammonisce che la cifra è quasi certamente una sopravvalutazione: i ricercatori stimano internamente un moltiplicatore reale attorno a 4x. Prima che Claude Code fosse lanciato in anteprima nel febbraio 2025, la quota di codice AI si attestava a pochi punti percentuali.
Cosa cambia nel lavoro di un ingegnere quando il 4/5 del codice non lo scrive lui? Anthropic sostiene che gli umani restano essenziali per il “gusto della ricerca”: decidere quali problemi vale la pena risolvere, quali risultati fidarsi, quando abbandonare un vicolo cieco.
Il che risponde alla domanda “a cosa servirà l’ingegnere del software tra cinque anni?” Capire cosa chiedere.
Fonte: VentureBeat / Anthropic, giugno 2026, inglese — link
🧠 L’AI supera la media umana nei test di creatività. Il 10% degli esseri umani la domina ancora
Uno studio pubblicato su Scientific Reports il 21 gennaio 2026, condotto dalla Università di Montréal con Yoshua Bengio tra gli autori e oltre 100.000 partecipanti, conclude che i modelli generativi battono la media umana nei test standardizzati di pensiero divergente. GPT-4 eccelle in compiti di generazione di idee originali. Tuttavia il 10% più creativo degli esseri umani, soprattutto nelle produzioni narrative e poetiche, supera ancora i modelli di molto.
Il messaggio del team: l’AI non sostituisce i creatori, ma trasforma profondamente come immaginano, esplorano e producono. L’implicazione pratica è che i risultati medi migliorano, mentre le eccellenze restano umane. Il rischio implicito è che i risultati medi si omologhino attraverso l’AI condivisa.
Il che rende la domanda “il tuo testo è scritto da una persona o da un AI?” sempre più irrilevante, e “chi ha pensato questa idea?” sempre più centrale.
Fonte: Scientific Reports / Université de Montréal, 21 gennaio 2026, inglese — link
🩺 Tre risposte AI su quattro a domande mediche sono corrette. La quarta può fare danni
Un’équipe della Penn State University ha sottoposto 212 domande su problemi di salute reali e ipotetici a quattro sistemi AI: ChatGPT-4o, ChatGPT-3.5, Gemini-1.5 Pro e Llama3-8b. Nove medici certificati hanno valutato le risposte. Risultato: il 76,2% delle risposte era medicalmente corretto. ChatGPT-4o ha ottenuto il tasso più alto (84,6%), mentre Llama3-8b ha risposto correttamente solo in circa la metà dei casi.
Le differenze per specialità sono marcate: ginecologia e otorinolaringoiatria performano bene; neurologia, medicina interna e dermatologia molto peggio. L’uso di banche dati integrate (RAG) non ha migliorato i risultati in modo sistematico. Lo studio verrà presentato alla conferenza FAccT 2026 a Montreal a fine giugno. Nel frattempo, la Pennsylvania ha avviato un procedimento contro un fornitore di chatbot per un sistema che si spacciava per psichiatra certificata, con oltre 45.500 interazioni registrate.
Una su quattro sbagliata è un tasso accettabile per molte cose. Per la salute, meno.
Fonte: BornCity / Penn State, 30 maggio 2026, tedesco — link
📚 Il 68% delle aziende vuole formare i dipendenti sull’AI. Solo il 27% lo ha fatto
La “Weiterbildungsstudie 2026” di MAKAM Research, presentata a inizio giugno a Vienna su un campione di 200 responsabili HR, rivela che il 68% delle aziende indica AI e digitalizzazione come temi di formazione prioritari. Il 31% ha aumentato i budget formativi. L’80% dei responsabili del personale valuta positivamente l’uso dell’AI. E poi il dato che conta: uno studio parallelo del TÜV mostra che il 56% delle aziende usa già l’AI generativa nel lavoro quotidiano, ma solo il 27% ha effettivamente formato i dipendenti nel suo utilizzo.
Le lacune percepite includono basi di AI, applicazione strategica, AI generativa, prompt engineering e quadri normativi come l’AI Act. Il gap tra intenzione dichiarata e azione reale (68% contro 27%) è la firma di quasi ogni trasformazione tecnologica degli ultimi trent’anni. Niente di nuovo. Ma questa volta la tecnologia cambia più in fretta delle intenzioni.
Il che suggerisce un’impresa tipo: usiamo l’AI, ma non diciamolo ai dipendenti finché non è troppo tardi per chiederci come.
Fonte: Ad-Hoc News / MAKAM Weiterbildungsstudie 2026, 3 giugno 2026, tedesco — link
💼 Spagna: annunci per programmatori junior -33%, domanda di profili ibridi AI +237%
Il quarto rapporto “Radiografía de Empleos y Sectores Emergentes 2026” di DigitalES, presentato a Madrid il 2 giugno, documenta per la prima volta un calo del 33% nelle offerte di lavoro per programmatori junior, contro un aumento del 13% per i profili senior. La domanda di competenze legate ad assistenti AI è cresciuta del 45% nell’ultimo anno e del 237% in due anni. Le offerte che richiedono competenze AI hanno raggiunto 8.713 unità nel primo trimestre 2026, il 64% in più rispetto all’anno precedente.
I profili emergenti che si consolidano: responsabile HR che usa AI per la selezione, avvocato LegalTech, analista finanziario con analisi dati avanzata. Le competenze personali, come comunicazione, pianificazione, orientamento ai risultati, compaiono come criterio di selezione nel 41% delle offerte, contro il 34% del 2024. Persiste il gap di genere: solo il 19,6% degli specialisti digitali sono donne; gap salariale al 9,5%.
I junior non sono stati sostituiti. Sono stati spostati in posizioni ancora da inventare. Che è rassicurante o allarmante, a seconda dell’ottimismo di ognuno…
Fonte: RRHH Press / DigitalES, 2 giugno 2026, spagnolo — link
🔍 Sei spagnoli su dieci usano l’AI per indagare sul futuro datore di lavoro prima di candidarsi
Un’indagine LLYC + Appinio su 2.000 intervistati in tutta la Spagna rivela che il 59,8% dei lavoratori attivi usa o userebbe l’AI per verificare la reputazione reale di un’azienda prima di inviare il CV. La quota sale al 68,1% tra i 18-29 anni e al 71,6% tra chi ha una laurea magistrale. Di fronte a due offerte identiche, il 45,3% sceglierebbe l’azienda che integra AI avanzata per ragioni di produttività, contro un 22,3% che la rifiuterebbe per timore di controllo eccessivo.
Emerge un nuovo profilo: l'”auditor empoderado”, il professionista che investiga il datore di lavoro con AI e si sente potenziato dalla tecnologia nel lavoro quotidiano. Rappresenta già il 46% del mercato del lavoro attivo. Chi rifiuta categoricamente l’AI è solo il 5,6% del mercato. La domanda operativa per un responsabile HR è ormai: cosa risponde un assistente AI quando un candidato chiede direttamente della vostra cultura aziendale?
Il candidato perfetto del 2026 arriva al colloquio avendo già letto il vostro Glassdoor aumentato.
Fonte: RRHH Press / LLYC + Appinio, 5 giugno 2026, spagnolo — link
📊 Francia: la Gen Z usa l’AI due volte più dei baby boomer, e ha anche più paura di essere sostituita
L’Indeed Hiring Lab France, con un’indagine YouGov su 80.936 intervistati in 8 paesi (pubblicata aprile 2026), fornisce il quadro generazionale più dettagliato disponibile sull’AI al lavoro. In Francia, il 14% dei Gen Z usa l’AI ogni giorno al lavoro, il doppio della Gen X. Il 45% dei Gen Z e il 35% dei Millennial la usano almeno una volta a settimana, contro il 25% di Gen X e boomer. Il 60% di Gen X e boomer non ha mai usato strumenti AI.
Il dato più controintuitivo è la correlazione inversa: i più grandi utilizzatori di AI sono anche i più preoccupati di essere sostituiti. Chi usa l’AI per un ampio spettro di compiti conosce bene le sue capacità e teme le conseguenze. La Francia è il paese con la quota più bassa di offerte di lavoro che menzionano l’AI tra i 5 paesi monitorati (3,4%), contro il 7,5% del UK.
Chi usa l’AI di più capisce meglio cosa può fare. Il che è una buona notizia per la consapevolezza e una cattiva notizia per il sonno.
Fonte: Indeed Hiring Lab France, 1 aprile 2026, francese — link
🏥 Francia: l’AI è già in 2.500 ospedali. Il 45% del tempo risparmiato nella radiologia
Il rapporto 2026 del Hub France IA sulla sanità, realizzato con il supporto della Direction Générale des Entreprises e della Haute Autorité de Santé su un campione nazionale di strutture, documenta la penetrazione reale dell’AI nel sistema ospedaliero francese. Oltre 2.500 strutture hanno già integrato soluzioni AI in almeno un processo. Il risparmio medio di tempo nella redazione dei referti radiologici è del 45%. Il Centre François Baclesse di Caen è citato come caso di riferimento in oncologia per l’analisi di dati clinici e l’ottimizzazione del percorso del paziente.
I freni identificati restano strutturali: qualità dei dati, interoperabilità, fiducia dei professionisti, conformità normativa. Il governo ha stanziato 119 milioni di euro per formare 500.000 operatori sanitari all’AI, nell’ambito della Strategia Nazionale AI e Dati Sanitari 2025-2028, con tre priorità operative: imaging, decisione clinica, refertazione automatica.
Un sistema sanitario che risparmia il 45% del tempo sulla refertazione radiologica ha guadagnato tempo. La domanda successiva è: con quel tempo, cosa fa?
Fonte: Alliancy / Hub France IA, 3 marzo 2026, francese — link
🔬 AI e scienza: chi la usa pubblica 3 volte di più, diventa PI 1,37 anni prima. E la scienza si restringe
Un’analisi di 41,3 milioni di articoli scientifici pubblicata su Nature nel 2026 mostra che gli scienziati che integrano strumenti AI pubblicano 3,02 volte più articoli, ricevono 4,84 volte più citazioni e diventano responsabili di progetto 1,37 anni prima rispetto ai colleghi che non li usano. I vantaggi individuali sono documentati e significativi.
Ma c’è un contro-effetto sistemico: l’uso collettivo dell’AI sta restringendo il focus della scienza, concentrando la ricerca su aree già esplorate e riducendo la varietà tematica complessiva. Ogni singolo ricercatore AI-potenziato produce di più e meglio; la comunità scientifica nel suo insieme esplora meno. Lo studio identifica la tensione tra efficienza individuale e diversità collettiva come la sfida strutturale della scienza aumentata dall’AI.
In pratica: l’AI aiuta ogni singolo scienziato a correre più veloce nella stessa direzione di tutti gli altri. Il che va benissimo, a patto che quella direzione sia giusta.
Fonte: Nature, 2026, inglese — link
Prima di entusiasmarti (o di preoccuparti)
Questa settimana i dati ci dicono che l’AI ha un conto da presentare su molti tavoli insieme: il pianeta, il lavoro junior, la formazione che non si fa, la scienza che si uniforma: una trasformazione, con tutte le contraddizioni che le appartengono.
Nel podcast Lavoro Meglio con l’AI proviamo a stare in mezzo a questi dati senza semplificarli. Se le notizie di questa settimana ti hanno fatto venire domande, vale la pena ascoltare gli episodi che trovi qui: https://tinyurl.com/LMAISpotify
O sulla tua piattaforma di ascolto preferita