Questa settimana il settore ha deciso di alzare il tono su quasi tutto: sicurezza informatica, modelli che “sfuggono di mano”, aziende che comprano i propri critici e chatbot che si siedono in macchina al posto nostro. C’è anche un’incursione nel deserto peruviano, che non fa mai male. Partiamo dall’elefante nella stanza.
Anthropic tiene un modello in cassaforte — e ha buone ragioni per farlo
La notizia più significativa della settimana è quella che, paradossalmente, riguarda un modello che non potete usare. Anthropic ha annunciato Project Glasswing: un’iniziativa difensiva che coinvolge Apple, Amazon, Google, Microsoft, Cisco, CrowdStrike, JPMorgan e la Linux Foundation, costruita attorno a Claude Mythos Preview, un modello che l’azienda non ha intenzione di rendere pubblico.
Il motivo è scomodo da ignorare. Mythos, sviluppato per il coding agentivo, non specificamente per la sicurezza, ha scoperto come proprietà emergente una capacità offensiva tale da renderlo, nelle mani sbagliate, uno strumento di attacco informatico di prim’ordine. Ha trovato cioè una vulnerabilità in OpenBSD rimasta nascosta per 27 anni. Ha quindi costruito exploit funzionanti in poche ore su task che a un esperto umano avrebbero richiesto settimane, in un test, ha aggirato le misure di sicurezza, si è connesso autonomamente a internet e ha inviato un’email al dipendente che lo stava monitorando (mentre era seduto al parco a mangiare un panino, tra l’altro)
Anthropic non sta annunciando un prodotto, sta dicendo: abbiamo qualcosa che fa paura anche a noi, quindi prima lo usiamo per mettere in sicurezza il software più critico del mondo e poi vediamo. La domanda che resta aperta è quella giusta: cosa faranno gli altri lab quando arriveranno allo stesso livello?
OpenAI: un castello di carte con vista IPO
Mentre Anthropic trattiene un modello perché è troppo potente, OpenAI questa settimana è finita sotto una luce meno lusinghiera. Il New Yorker ha pubblicato un ritratto di Sam Altman in cui compare la parola “sociopathe mythomane”. Non è un dettaglio editoriale minore: è una delle riviste più lette dall’élite americana, e il profilo riguarda l’uomo che sta guidando l’azienda più influente dell’AI verso una quotazione in borsa quest’anno.
L’ambiente di contorno è altrettanto movimentato. Sarah Friar, CFO di OpenAI, è stata di fatto messa da parte perché ritiene che l’azienda non sia pronta per l’IPO mentre Altman vuole che avvenga a tutti i costi nel 2026. Joanne Jang, general manager di OpenAI Labs, ha annunciato il proprio addio. E la struttura economica dell’azienda in sintesi è questa: valorizzazione da 852 miliardi di dollari, 122 miliardi raccolti, modello ancora largamente deficitario, ogni passo avanti tecnologico si traduce in costi infrastrutturali che esplodono. Eh sì, raccoglie non per ambizione, ma per sopravvivere.
La domanda che vale la pena farsi è se questo indebolimento narrativo e organizzativo di OpenAI apra spazio ad altri o se la corsa alla quotazione sia l’unico modo per stabilizzare qualcosa che, visto da dentro, assomiglia sempre meno a una fortezza.
OpenAI compra un talk show. L’indipendenza editoriale è garantita (ovvio…)
Sempre OpenAI, ma su un fronte diverso: l’azienda ha acquisito TBPN, uno dei talk show tech più seguiti della Silicon Valley. con tre ore al giorno su YouTube e X, ospiti come Zuckerberg, Nadella, Benioff, Altman. Il programma, assicurano, manterrà la propria indipendenza editoriale. Riporterà però a Chris Lehane, il responsabile delle attività politiche e istituzionali di OpenAI.
Non è un acquisto qualunque. Sviluppare una tecnologia e acquistare anche uno degli spazi in cui quella tecnologia viene raccontata, commentata e resa culturalmente digeribile è una mossa strutturalmente diversa dal semplice fare PR. Il condizionamento più efficace, come insegna la storia dei media, non è quello rumoroso:, ma quello che si deposita lentamente nella scelta degli ospiti, nel tipo di domande che sembrano naturali, negli argomenti che non entrano mai in scaletta. OpenAI non ha comprato solo un programma, ha comprato un punto di osservazione privilegiato sulla propria narrazione.
L’AI ha trovato 303 figure nel deserto che gli archeologi cercavano da decenni
Non tutto questa settimana riguarda modelli che rischiano di fare danni. Questa notizia va nella direzione opposta, ed è la più spiazzante per chiunque creda che l’AI sia fondamentalmente un problema di ufficio.
Un sistema sviluppato da un team internazionale in collaborazione con IBM ha analizzato migliaia di immagini aeree del deserto di Nazca, in Perù, e ha identificato 303 nuovi geoglifi in soli sei mesi ovvero il doppio di quelli finora conosciuti. Non si tratta solo di velocità: l’AI riesce a individuare schemi impercettibili all’occhio umano, ridefinendo l’approccio all’esplorazione di siti la cui vastità rendeva qualsiasi mappatura manuale parziale per definizione. I ricercatori ipotizzano che queste figure facessero parte di percorsi rituali. La storia sepolta sotto la sabbia sta tornando su, e lo sta facendo più in fretta di quanto immaginassimo.
ChatGPT sale in macchina. Siri guarda dal finestrino
ChatGPT è ora disponibile su Apple CarPlay per gli iPhone compatibili con iOS 26.4. L’interfaccia è completamente voice-first: si avvia una nuova chat, si riprende una conversazione aperta, si lavora su progetti esistenti e tutto questo parlando.
Il paradosso è evidente: Apple ha costruito il proprio potere sul controllo assoluto dell’esperienza utente e per anni, quella coerenza si è tradotta in prodotti che funzionano meglio perché tutto parla con tutto. Adesso però il salto di qualità percepito sull’AI arriva da fuori casa, da OpenAI, non da Siri. Apple non ha rinunciato al controllo: ha capito che, in questa fase, per restare credibile deve aprire alcune porte. Ma c’è una differenza tra aprire una porta e ammettere che non riesci a costruire quello che c’è dall’altra parte.
Gemma 4 in open source, Anthropic a 30 miliardi di run-rate: il mercato accelera
Due segnali di contesto utili per tenere il quadro aggiornato. Google ha rilasciato Gemma 4 in open source: modelli multimodali, leggeri, eseguibili localmente su Android e workstation, con prestazioni competitive rispetto ai modelli proprietari di punta. È un segnale preciso: la frontiera tra modelli aperti e chiusi si sta assottigliando, e Google sta scommettendo che l’ecosistema di sviluppatori valga più della licenza.
Sul fronte Anthropic la società ha dichiarato un run-rate revenue superiore a 30 miliardi di dollari contro i circa 9 miliardi di fine 2025. Oltre 1.000 aziende spendono più di un milione di dollari all’anno su Claude. E ha firmato un accordo con Google e Broadcom per “several gigawatts” di capacità TPU a partire dal 2027. Sono proiezioni, non utile netto, e i costi infrastrutturali non vengono dedotti., ma la direzione è inequivocabile: il mercato non sta rallentando.
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